Ti trovi in:

Home » Territorio » Informazioni utili » Storia » Dal 1800 al 1900

Dal 1800 al 1900

di Venerdì, 31 Gennaio 2014 - Ultima modifica: Lunedì, 03 Marzo 2014

1816

Le cronache Alberti segnalano tale anno come uno dei più difficili per l'economia del paese. Tale sventura fu interpretata come un castigo mandato da Dio per l'aberrazione di molti che si erano lasciati sviare dalle idee rivoluzionarie importate dalla Francia.

1830

Era appena sopito il ricordo del tragico incendio di S. Pietro d'Alcantara (26.10.1728), quando un 'altra sventura del genere colpì il paese in modo così grave che, come annota l'Alberti, "molte famiglie furono gettate nel languore e nella miseria, per modo che se ne risentano anche oggidì (1866)". Fu provocato da un certo Cavoli di Pinzolo, un tipo senza coscienza, che aveva imprudentemente sparato un 'archibugia contro i foraggi di un fienile. Della cosa fu ingiustamente incolpato un chierico di Giustino, Antoniolli Valeriano, (pure amante della caccia) che, condannato in base a "leggerismi sospetti e falsissimi indizi" dovette scontare a Innsbruck cinque anni di carcere.
· "L' Antoniolli, finiti gli anni di reclusione,venne posto in libertà, ma non venne più a Giustino, si fermò a Tione, tirò a sé i superstiti della sua misera famiglia, l'andò magrissimamente sostentando col sudor della sua fronte, lavorando da falegname,nella qual'arte avea una distinta abilità. A Tione condusse moglie e n'ebbe figlio a cui lasciò per eredità l'indigenza, si diportò sempre onoratamente finchè visse, ma morì poverissimo.
· Il Comune di Tione non volle conoscere questa famiglia per appartenente al suo comune, fu litigato il domicilio, e la famiglia Antoniolli tornò ad appartenere al Comune di Giustino, a cui appartiene anche presentemente, sebbene continui ad abitare a Tione. E in questa famiglia il Comune di Giustino paga il fio della calunnia dagli individui di Giustino affibiata al povero Antoniolli, poiché sono già dieci, e più anni, che dovendo questo Comune mantenere prima la vedova, ed ora una figliuola dello stesso, sempre malaticce, ed impotenti, il Comune di Giustino ha ogni anno una spesa, che sorpassa i 200 fiorini austriaci.
· Ma per gli Antoniolli questo è nulla, che la lor famiglia da quella calunnia fu rovinata nell'onore, e nelle sostanze. "
* ( Ripreso testualmente dal documento di don Marco Alberti, 1866.)

1836

" Venne poi nel 1836 il morbus cholèra epatico,…non fece gran strage, poiché dal 9 Luglio in cui successe il primo caso, al 20 Agosto in cui successe l'ultimo, ne morirono 18, che sopra una popolazione di più che 800 anime, formano appena il due e un quarto per cento."
La popolazione era quindi di circa 800 anime.
L'agricoltura non era sufficiente al fabbisogno della popolazione e la pastorizia lo era solo per quelle famiglie che possedevano campagna e prati in abbondanza. Dalle necessità da ciò derivate si sviluppò il fenomeno dell'emigrazione.
Già dai tempi antichi, la maggior parte degli uomini, durante il periodo invernale si recava nel Regno Lombardo Veneto e nel Piemonte, dove prestavano la loro opera di taglialegna o segantini.
In primavera, con i pochi denari guadagnati, sempre più del niente che avrebbero ottenuto passando l'inverno tra i loro monti, tornavano al paese per dedicarsi alle attività agricole e di pastorizia.
Tale Demetrio Pernici, oriundo di Riva d/G, proprietario della fabbrica di cristalli di Carisolo, pensò di utilizzare questi emigranti come commercianti ambulanti per ampliare e sviluppare il commercio dei suoi prodotti,"bicchieri,bottiglie e qualche galanteria di cristallo."
Ecco che molti di questi emigranti cambiarono il loro lavoro di boscaiolo o segantino in commerciante ambulante, attività che inizialmente rendeva meglio della precedente, ma con l'andar del tempo,il guadagno relativamente facile e senza fatica portò, soprattutto i più giovani a dilapidare quanto guadagnato, al punto che spesso tornavano senza poter pagare al produttore la merce acquistata e rivenduta. Diversi aprirono anche negozi di tali prodotti in varie città del Lombardo Veneto e del Tirolo, ma tutti senza fortuna. Quando la Fabbrica cambiò padrone e si occupò solo di lastre di vetro, si chiuse anche l'epoca di tale commercio e alcuni ripresero l'attività di taglialegna e segantino.
Molti altri invece intrapresero un mestiere "nuovo"; l'arrotino, meglio conosciuto nella nostra "lingua" come "mulöta".
Anche per gli arrotini inizialmente le emigrazioni si limitavano al periodo invernale,come per i segantini e i taglialegna, poi alcuni cominciarono a frequentare zone più lontane, Napoli e Sicilia,Vienna e Germania, Moldavia e Russia, Crimea e coste settentrionali dell'Africa. Ciò portò ad assenze dal paese prolungate da uno a due anni e in certi casi periodi anche molto più lunghi. L'esperienza però mostrò che chi ritornava dopo 7/8 mesi riusciva a risparmiare e trarre beneficio dai guadagni frutto del lavoro di emigrante, mentre più lungo era il periodo di assenza dal paese e peggiori erano le condizioni fisiche ed economiche in cui l'emigrante faceva ritorno, se ritornava. Ciò era dovuto ai costi di sopravvivenza in terre lontane ed a scelte di vita a volte dissolute.
Ecco quindi che le famiglie di coloro che emigravano per lunghi periodi si venivano a trovare in condizioni economiche anche peggiori di prima e spesso si vedevano costrette a vendere le loro proprietà per poter sopravvivere. Tutto ciò a vantaggio di pochi.

1840

Nacque Giovanni Viviani che fu il capostipite di una "dinastia" di maestri elementari di Giustino. Infatti dopo che egli ebbe svolto tale professione per ben 42 anni, gli subentrò per 23 anni il figlio Rosario al quale succedette per 39 anni il nipote Giovanni.

1863

Un avvenimento religioso di prima grandezza per quel secolo fu nel paese di Giustino la celebrazione delle missioni popolari affidate ai Padri Gesuiti allora espulsi dagli Stati italiani, ove imperava la massoneria. L'iniziativa doveva scuotere la popolazione da un certo torpore e da atteggiamenti miscredenti importanti in valle da maestranze foresterie oltre che dal male cronico dell'emigrazione.
La risposta del paese fu veramente plebiscitaria. "Si può dire - annota l'Alberti - che tutta la Rendena Superiore si riversò a Giustino e le strade erano piene di popolo che raccolto e devoto si portava alle sante Funzioni …. Il popolo non si curava punto dei suoi lavori campestri… Durante la notte le porte della chiesa erano stipate di gente che voleva prendere posto per confessarsi la mattina seguente e a molti toccò aspettare 18 o 24 ore prima di poter ricevere i sacramenti… e tale era la moltitudine che per ottenere che si potessero confessare quei di Giustino, convenne risolversi a farli chiamare alla mezzanotte e farli chiudere in chiesa fino al mattino".
Il 9 agosto, fra la commozione generale, le missioni si chiusero con la benedizione della croce commemorativa che esiste tuttora sul bivio di Vadaione.

1864

In quell'anno il Comune di Giustino decise di regolarizzare l'interno del paese, ampliando e selciando strade e piazzali, erigendo muri e fontane, costruendo la strada che attraversando l'abitato di Vadaione si collegava alla strada "postale"; per tali opere vennero spesi sedicimila fiorini austriaci. Grazie alle reiterate richieste del Curato, dopo diverse discussioni e contese, l'Amministrazione comunale incarico' l'impresario Paolo Testi per la realizzazione del nuovo cimitero, poiché il precedente, posta a lato della chiesa, ormai troppo limitato per l'incremento demografico della popolazione di Giustino e Massimeno, creava non pochi problemi di ordine sanitario; tra l'altro si risolse il problema dello smaltimento del materiale di esubero derivante dai lavori di sistemazione del paese, di cui sopra menzionato.

1865

Venne solennemente benedetto il nuovo cimitero, ponendo cosi' fine a dispiaceri e contese sia all'interno del paese, sia soprattutto nei sempre difficili rapporti con Massimeno, che nell'arco di un trienio avrebbe dovuto provvedere alla realizzazione di un proprio camposanto.In seguito l'area sacra che nel 1969 era stata dotata di molti loculi, fu ampliata e nuovamente benedetta con solenne e concorde cerimonia nell'anno 1980.

1866

L'opera più importante eseguita nell'ambito di un ricco programma pastorale in atto in quegli anni (era curato don Clemente Alberti) certamente il rifacimento del presbiterio e del coro della chiesa di S. Lucia. L'iniziativa era urgentemente richiesta dalla statica pericolante dell'edificio sacro, ma privava purtroppo la chiesa di un importante elemento architettonico del suo passato e soprattutto dei preziosi dipinti di Simone Baschenis che qui si era firmato nel 1536. Si ebbe tuttavia la felice intuizione di salvare il salvabile, riportando sulla parete interna della sagrestia un numero rilevante di frammenti sottratti in tal modo alla distruzione. Tale fatto l'Alberti lo registra nelle sue memorie, dimostrando però, da figlio del suo tempo, una stima assai tiepida per l'arte di Simone (accusato di errori anatomici) e annotando anche in modo inesatto la data della danza macabra di Pinzolo (1532 anziché 1539).

1866

Don Marco Alberti, cappellano del fratello don Clemente, e suo successore dal 1880 al 1897 compilò le "Memorie della Curazia di S. Lucia di Giustino", un manoscritto tanto più prezioso quanto più grande era in quel momento pericolo che molte memorie storiche del paese e dell'alta valle andassero perdute.

1868

Poco prima del 1616 il paese aveva fatto rifondere il concerto campanario, per renderlo più idoneo alla sua funzione e ai tempi nuovi. In seguito si sentì vivamente l'esigenza di un ulteriore potenziamento del sacro concerto che dietro richiesta di molti censiti fu realizzato e installato a spese del Comune (ditta Crespi di Crema) nel 1868. La sua fine fu segnata prematuramente dal noto decreto del governo di Vienna che nel 1916 -17 confiscò le campane per farne bronzo da cannone.

1896

La chiesa curaziale fu dotata di un nuovo organo, opera della ditta Gebrùcher Rieger di Jagendorf nella Slesia. Lo strumento comprendente 825 canne delle quali 709 in stagno, fu trasportato dalla stazione di Trento fino a Giustino mediante sei carri assai spaziosi, vigilati da persona esperta della ditta.
Successivamente l'organo subì due restauri nel 1936 e nel 1966 (ditta Inziali di Crema).

Fine sec. XIX

Cozzini Antonio, tornato dall'Australia, ove si era recato per motivi di lavoro già nel 1890, acquistò e bonificò la vasta area comunale in località Pont, già disastrata dall'alluvione del 1882. All'allevamento di una ventina di capi di bestiame egli aggiunse la coltivazione del pesce che poi smerciava in valle e soprattutto a Campiglio allora popolata dalla raffinata clientela degli Oesterreicher. Dopo un primo periodo caratterizzato dall'uso di metodi arcaici, si misero in atto aggiornamenti assai interessanti, ponendo in tal modo le basi di quella pescicoltura che costitui per molti anni e in vari luoghi della valle un ' attività di primo merito.

Questionario di valutazione
E' stata utile la consultazione della pagina?
E' stato facile trovare la pagina?

Inserisci il codice di sicurezza che vedi nell'immagine per proteggere il sito dallo spam