Arte

di Venerdì, 31 Gennaio 2014 - Ultima modifica: Mercoledì, 19 Febbraio 2014
Immagine decorativa

In questa scheda si sono volute menzionare non solo le sculture allogate attualmente entro l'ancona, bensì anche altre statue o rilievi la cui provenienza da Giustino è accertata; il nutrito gruppo di statue di cui si da conto proviene probabilmente in questo caso da due diversi altari.

La grande ancona che si trova oggi al fondo della navata centrale, era originariamente nel presbiterio quattrocentesco che venne distrutto nel 1866. Nella parte inferiore due cartelle intagliate a motivi vegetali sono fiancheggiate da due lesene piatte decorate con il medesimo tipo d'intaglio. Da queste ultime partono quattro splendide colonne libere decorate con scanalature, cadute di frutta e fiori, motivi vegetali e concluse da una decorazione a foglie di acanto. Al di sopra la trabeazione è intagliata a motivi vegetali, cui fa seguito una fila di perle e una baccellatura. Quattro lesene, intagliate a rosette, con capitelli piatti circondano le due sculture superiori; la parte centrale, centinata, decorata con fregio di cherubini e con un arco a lacunari. Al di sopra la modanatura che chiude la carpenteria è decorata da motivi a foglie d'acanto che si dipartono dal tondo centrale. Sul fianco destro in alto trova posto inoltre una tavola dipinta con la figura di un santo martire.

Attualmente il registro principale ospita al centro una nicchia monumentale che occupa in altezza l'intera ancona, la Madonna con il Bambino sul punto di venire incoronata da due piccoli angeli e, ai lati, i SS. Antonio e Vigilio. Al di sopra dei Santi, in due nicchie di dimensioni minori si allogano San Rocco e San Sebastiano. A coronamento infine trova posto il bassorilievo con il Cristo morto sostenuto da due angeli e pianto dalla Vergine e da San Giovanni Evangelista. È probabile che lo spostamento subito dall'altare a causa dei lavori di ristrutturazione del 1866 abbia comportato dei mutamenti nella sistemazione delle statue. A parere di Rasmo ( 1982 ) la situazione attuale rifletterebbe solo in minima parte l'assetto originario dell'ancona: soltanto la Madonna in trono infatti avrebbe fatto parte della sistemazione originale. Ad esse si sarebbero quindi accompagnate le SS. Agata e Lucia ( l'identificazione di queste sculture con le due Sante è tradizionale e non può oggi venire confermata poiché i due legni, danneggiati in più parti, hanno perso ogni attributo che consenta di fissarne l'identità ) attualmente al Museo Diocesano. Del complesso avrebbero fatto parte anche i due bassorilievi con San Pietro e San Paolo. A parziale sostegno di tale ipotesi andrà anche ricordato che in vecchie fotografia dell'altare si vedono accanto alla Madonna nella nicchia centrale le SS. Agata e Lucia ( a quest'ultima anzi, va detto, è dedicata la chiesa ).Secondo Bruno Passamani è invece più probabile che i due altari fossero cosi composti: il primo, di cui è andata perduta la cornice, doveva comprendere i tre gruppi del Cristo morto, della Vergine e di San Giovanni Evangelista, unitamente ai quattro rilievi con San Pietro, San Paolo, San Fabiano e Sant'Agostino che forse ne costruivano le portelle. Il secondo altare, eccezion fatta per il coronamento, doveva invece presentarsi non molto diverso da quello attuale; meno semplice stabilire a quale dei due complessi appartenessero le SS. Lucia e Agata. Tale ipotesi ricostruttiva viene avvalorata dal fatto, che il Cristo in Pietà affiancato dalla Vergine e San Giovanni ben difficilmente potevano in origine far parte dell'ancona dell'altare maggiore: l'evidenza visiva stessa suggerisce che la parte finale dell'ancona mal si adatta a far da supporto al gruppo della Pietà che vi appare nella sistemazione attuale quasi spaesato. L'altare quale lo si vede oggi nella chiesa di Giustino e i SS. Pietro e Paolo, le SS. Agata e Lucia sono stati restaurati fra il 1976 e il 1977: è così stata portata in luce la policromia originale che nelle " zone degli incarnati risulta perfettamente levigata all'agata così da ottenere effetti molto preziosi ". le ricerche tecniche effettuate anno altresì evidenziato " l'impiego del bolo anche al di fuori dalle parti dorate " ( Passamani, 1978 ) nella parte superiore con la Pietà, la Vergine e San Giovanni.

L'ancona è stata in un primo momento interamente attribuita (con l'eccezione dei quattro bassorilievi con S. Pietro, S. Paolo, S. Fabiano e S. Agostino, assegnati ad un autore probabilmente tedesco della fine del '500 o addirittura degli inizi del '600 ) a Stefano Lamberti (Piscel - Fraschini, 1935). Successivamente il Peroni (1963) ha ipotizzato che a Stefano potesse spettare la carpenteria dell'ancona mentre, per primo, ha avvicinato le sculture agli Olivieri . È quindi il Passamani a restituire l'intero complesso agli Olivieri anche sulla base di rimandi interni fra le statue e la cornice che assicurano dell'omogeneità stilistica dell'insieme. Cronologicamente l'attività giustinese degli Olivieri ( si preferisce infatti, allo stato attuale delle conoscenze sui procedimenti operativi dei due fratelli, considerare le opere trentine frutto della loro fatica congiunta, un'ipotesi che, in mancanza di opere documentate del solo Andrea è però indirettamente confermata dai documenti ) sembra doversi collocare a metà strada fra il 1515 dell'altare di Tione e il 1538 dell'inizio dell'ancona di Condino.

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